Guerra, Libri

Trilogia della città di K – Ágotha Kristóf

Siamo nudi. Ci colpiamo l’un l’altro con una cintura. Diciamo a ogni colpo:
– Non fa male.
Colpiamo più forte, sempre più forte. Passiamo le mani sopra una fiamma. Ci incidiamo una coscia, il braccio, il petto con un coltello e versiamo dell’alcol sulle ferite. Ogni volta diciamo:
– Non fa male.
Nel giro di poco tempo non sentiamo effettivamente più nulla. È qualcun altro che ha male, è qualcun altro che si brucia, che si taglia, che soffre. Non piangiamo più.

Opera di Ágota Kristóf, Trilogia della città di K. è composta dai romanzi: “Il grande quaderno”, “La prova” e “La terza menzogna”, pubblicati rispettivamente nel 1986, 1988 e 1991.

I protagonisti sono due gemelli, Lucas e Claus. Sono poco più che bambini quando vengono portati via dalla città e dalla guerra per cercare di vivere una vita normale in campagna con la nonna.
Una volta cresciuti i due fratelli si dividono: uno supera la frontiera, l’altro rimane nella casa dov’è cresciuto. La storia segue la vita quest’ultimo e mostra i cambiamenti che avvengono in lui e nel paese una volta terminata la guerra.
Il tutto culmina con i gemelli che si ritrovano, mostrandoci la verità con un inaspettato colpo di scena.

Il grande quaderno presenta una narrazione molto semplice, oltre che diretta e cruda. La storia viene raccontata dal punto di vista dei due fratelli che vengono considerati come una singola entità, i luoghi dove passano il loro tempo o le persone che frequentano hanno una descrizione scarna che lascia comunque comprendere chi o cos’hanno davanti.
Le scene di sesso e di violenza non hanno censure o limitazioni, i gemelli reagiscono in maniera impassibile o diventano loro stessi protagonisti di questi atti.
Nel secondo romanzo, La  prova, cambia il modo di descrivere dell’autrice. Viene usata la terza persona con cui seguiremo le vicende del fratello rimasto nella casa della nonna.
Conosceremo il suo nome, vedremo come cercherà di riempire il vuoto lasciato dall’assenza del gemello visitando posti e persone che li accomunavano, arrivando a farci credere che forse l’altro nemmeno esiste. Questo, fino al termine del capitolo dove avremo una rivelazione.
In La terza menzogna viene usata ancora la terza persona, e verrà aggiunta la storia del fratello.
Conosceremo la vicenda dal suo punto di vista, scopriremo la sofferenza patita durante e dopo la guerra. Nel momento in cui avverrà il fatidico incontro verranno eliminati gli ultimi dubbi del lettore che non potrà restare deluso dalla storia. Nemmeno dal finale che lascia l’amaro in bocca per il dolore provocato dalla guerra e dalle azioni avventate delle persone.
Ritengo la prima storia la più interessante da leggere. Il minimizzare tutto rende l’idea di come la guerra renda arido lo spirito degli uomini.
I racconti successivi sono, personalmente, i più macabri. Non c’è vera e propria violenza, ma il ricercare quanto si è perso in precedenza e scoprire che è tardi, lascia un vuoto incolmabile che, a quel punto, non lascia altra scelta se non quella fatta dai fratelli, nella vana speranza che dopo si possa davvero ritrovare quanto la guerra ha privato.

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