N – Stephen King

Gli chiedo di raccontarmi dei suoi altri sintomi.
Ride. «Per questo ci vorrebbe una giornata intera e noi abbiamo solo…» Dà un’occhiata all’orologio al polso. «… ancora ventidue minuti. Ventidue è un buon numero, tra l’altro.» Perché è pari? domando.
Il cenno che mi fa con il capo mi dice che spreco tempo su cose ovvie.
«I miei… i miei sintomi, come li chiama lei… vengono a grappoli.» Ora sta guardando il soffitto. «Ce ne sono tre, di questi grappoli. Mi spuntano fuori… dalla parte sana di me… come rocce… rocce, capisce… oh Dio, Dio mio… come quelle fottute rocce in quel fottuto campo…»
Gli scorrono lacrime sulle guance. All’inizio sembra non accorgersene, se ne sta sdraiato sul lettino con le dita intrecciate a guardare il soffitto. Poi però allunga la mano sul tavolo vicino, dove c’è quella che Sandy, la mia receptionist, chiama L’Immancabile Scatola di Kleenex. Ne prende due, si asciuga le guance, poi li appallottola. I fazzoletti scompaiono nell’intreccio delle sue dita.
«Ci sono tre grappoli», riprende con una voce che non è del tutto ferma. «Il primo è contare. È importante, ma non tanto importante quanto toccare.
Ci sono certe cose che ho bisogno di toccare. I fornelli, per esempio. La mattina prima di uscire di casa o la sera prima di andare a letto. Sarà anche vero che vedo che sono spenti, tutte le manopole sono dritte, tutti gli anelli sono scuri, ma ho lo stesso bisogno di toccarli per essere matematicamente sicuro. E lo sportello del forno, naturalmente. Poi ho cominciato a toccare gli interruttori prima di uscire di casa o dall’ufficio. Un rapido colpetto doppio. Prima di salire in macchina, devo battere quattro volte sul tetto. E sei volte quando arrivo a destinazione. Quattro è un numero buono, e sei è un numero giusto, ma dieci… dieci è come…» Vedo il segno di una lacrima che gli è sfuggita e gli corre a zig-zag dall’angolo dell’occhio destro al lobo dell’orecchio.
Come avere per ragazza fissa la ragazza dei tuoi sogni? suggerisco.
Sorride. Ha un bel sorriso, dolce e stanco, un sorriso per cui schiudersi la mattina sta diventando sempre più difficile.
«Proprio così», dice. «E si è allacciata le scarpe da tennis in basso perché tutti lo sappiano.»

Questo è uno dei racconti presenti nella raccolta ‘Al crepuscolo’.
Il paziente N. è un uomo che ha perso il sonno ed è ossessionato dai numeri buoni. Il suo psicologo è incuriosito dalla vicenda e, quando scopre che è iniziato tutto in un luogo preciso del Maine, andrà lui stesso a controllare e a capire come sia possibile che delle banali rocce abbiano fatto perdere il senno ad una persona.

Anche se breve (una cinquantina di pagine), questa storia è di grande intensità. La paura ha una miriade di sfaccettature e Stephen King ce ne mostra una che conoscono in pochi.
Se solitamente i protagonisti delle sue storie devono vedersela con creature oscure, stavolta l’orrore nasce dentro di loro. I personaggi avvertono che c’è qualcosa di sbagliato tra quei monoliti, si sentono obbligati a seguire dei rituali per combattere il male che si annida lì, ma anche nella speranza di trovare un po’di pace personale.
Percepiscono che l’oscurità si è annidata anche in loro, cresce a dismisura e la combattono come possono. Ma ogni istante che passa la loro ansia cresce con quella sensazione, i gesti che servono a combattere l’orrore diventeranno una vera e propria ossessione che li porterà all’esasperazione e alla ricerca di una soluzione: passare il terrore ad altri e trovare così la pace.

Di N è stata realizzata una graphic novel da parte di Marc Guggenheimnon, ma, se il racconto può essere definito eccezionale, non si può dire lo stesso di questa trasposizione. A dispetto della storia originale, è stato deciso di aggiungere una nuova parte che dovrebbe completare il racconto, ma che, invece, le fa perdere il suo fascino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...